Il backup c'è. Ma qualcuno l'ha mai provato?
- 4ZEIT

- 24 giu
- Tempo di lettura: 3 min
C'è una domanda che mette a disagio quasi ogni titolare d'azienda, ed è tra le prime che facciamo quando entriamo in una PMI: «avete il backup?». La risposta è sempre sì. Poi arriva la seconda: «quand'è l'ultima volta che avete provato a ripristinarlo?». E lì, quasi sempre, silenzio.
Non è colpa di nessuno. È che il backup appartiene a quella categoria di cose che si configurano una volta e si danno per buone per sempre — come l'estintore in magazzino. Ma un estintore lo si controlla ogni anno per legge. Il backup, nessuna legge obbliga a provarlo. E così in molte aziende gira da anni un salvataggio notturno che nessuno ha mai visto funzionare al contrario.
Le quattro sorprese del giorno sbagliato
Chi ha vissuto un ripristino d'emergenza conosce il repertorio delle brutte scoperte.
Il backup girava, ma non salvava tutto. Nel tempo l'azienda ha aggiunto un database, una cartella condivisa, un applicativo — e nessuno li ha aggiunti al piano di salvataggio. Si scopre il giorno del ripristino che proprio quei dati non ci sono.
Il backup era corrotto da mesi. Il processo notturno segnava «completato», ma i file erano illeggibili. Nessuno apriva i rapporti, nessuno faceva prove: l'errore è rimasto invisibile finché non è servito.
Il ripristino funziona, ma dura tre giorni. Il dato c'è, integro. Solo che riportarlo in linea richiede 70 ore — e per tre giorni l'azienda non fattura, non spedisce, non produce. Nessuno aveva mai misurato il tempo, quindi nessuno aveva mai deciso se tre giorni fossero accettabili.
Il backup era raggiungibile dal ransomware. Il salvataggio stava su un disco di rete sempre collegato: quando il ransomware ha cifrato i server, ha cifrato anche lui. È la sorpresa più frequente degli ultimi anni, e la più evitabile.
Le tre domande che valgono un piano
La buona notizia è che non serve un progetto faraonico. Servono tre risposte scritte, verificate una volta l'anno.
Cosa è salvato, esattamente? Non «tutto»: l'elenco. Sistemi, database, cartelle, configurazioni. Confrontato con l'elenco di quello che esiste oggi, non tre anni fa.
In quanto tempo torniamo operativi? Si chiama RTO, ma il nome conta poco: conta averlo misurato con una prova vera, e che la direzione abbia deciso se quel tempo è compatibile col business. Otto ore e tre giorni sono entrambi «abbiamo il backup» — ma sono due aziende diverse.
Quanti dati possiamo permetterci di perdere? Se il salvataggio è notturno, un guasto alle 18 brucia la giornata. Per alcuni processi è tollerabile, per altri no. Anche questa è una decisione da direzione, non da sala server.
Una prova all'anno
Il test di ripristino è il tagliando del backup: si sceglie uno scenario realistico, si ripristina davvero — su macchine di prova, senza toccare la produzione — si cronometra e si scrive com'è andata. Un esercizio di poche ore che trasforma una speranza in un dato. E che, per chi rientra nella NIS2, non è più nemmeno facoltativo: la continuità operativa verificata è parte degli obblighi.
La differenza tra fare il backup e saper ripartire è tutta qui. La prima è un'attività informatica. La seconda è una polizza sulla continuità dell'azienda — e come tutte le polizze, va letta prima del sinistro.
Questo blog è curato da 4ZEIT, consulenza informatica indipendente per le PMI di Treviso e Venezia. Maggiori informazioni su www.4zeit.it

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